Descrizione
E' uno dei piccoli nuclei rurali storici situati nel vecchio territorio di Cellio, posizionato sui versanti collinari della bassa Valsesia.
Il punto di riferimento artistico e spirituale del borgo è il suo piccolo oratorio barocco, dedicato a San Massimo e storicamente legato anche al culto di Sant'Antonio Abate.
La chiesetta si inserisce perfettamente nell'architettura montana locale, con la sua facciata semplice, il portico quattro-cinquecentesco affrescato e il sagrato in pietra.
l monumentale portico, costruito in un secondo momento per proteggere i viandanti e i preziosi dipinti murali dalle intemperie, conserva sulla parete sinistra un pregevole affresco devozionale quattro-cinquecentesco raffigurante Sant'Antonio Abate ritratto secondo l'iconografia classica mentre compie un gesto di benedizione con la mano destra e tiene con la sinistra un alto bastone a cui è appesa la tipica campanella.
L'affresco è parzialmente coperto dalla muratura del portico successivo e presenta antichi graffiti incisi sulla superficie dell'intonaco. Uno di questi riporta nitidamente la data 1513, una preziosa testimonianza storica lasciata dai fedeli del tempo.
All'interno, la chiesa conserva una pianta semplice a navata unica. Durante importanti lavori di restauro condotti negli anni Ottanta, sulla volta dell'abside è tornato alla luce un importante frammento di affresco del Cinquecento raffigurante il Cristo Pantocratore, rimasto nascosto per secoli sotto strati di intonaco e tinteggiature successivi.
Non lontano si trova l'oratorio di San Marco posizionato a breve distanza dall'antico lavatoio comune.
L'edificio si presenta con la classica architettura rustica delle piccole cappelle alpine e dei piloni devozionali valsesiani. È caratterizzato da una muratura portante in pietra locale a vista o parzialmente intonacata e da un tetto a spioventi coperto dalle tradizionali beole (lose in pietra).
Molte di queste strutture presentano una facciata protetta da un piccolo protiro o porticato esterno. Questo elemento non era solo decorativo, ma offriva un fondamentale riparo dalla pioggia o dalla neve ai viandanti e ai pastori che percorrevano le mulattiere collinari.
La dedicazione a San Marco è tipica delle aree a forte vocazione agricola. San Marco (il cui giorno festivo ricorre il 25 aprile) è storicamente legato alle Rogazioni, le solenni processioni propiziatorie che le comunità contadine compivano nei campi per invocare la benedizione divina sui raccolti e proteggere la terra dalle carestie.
All'esterno o nell'edicola interna, l'oratorio conserva tracce di pittura popolare antica e affreschi che ritraggono l'Evangelista, spesso accompagnato dal suo simbolo iconografico, il leone alato.
Cosco conserva la tipica struttura dei piccoli borghi contadini valsesiani, con un nucleo abitato fitto di viottoli pedonali tra loro intrecciati e che si snodano tra vecchie case in pietra. Molti edifici mantengono i tradizionali loggiati in legno (lobbie), un tempo fondamentali per essiccare le castagne, il fieno e le granaglie prima dell'inverno.
Essendo un territorio montano e boschivo, la frazione è stata oggetto nel tempo di interventi pubblici per il ripristino dei dissesti idrogeologici causati dalle alluvioni, a tutela delle sue storiche strade di collegamento.
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